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Elevatori Magazine al Politecnico di Milano, il discorso del Direttore, Ing. Giuseppe Volpe

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‘Ristrutturazione degli edifici e ammodernamenti degli ascensori in Italia’ – Il discorso integrale del fondatore e Direttore di Elevatori Magazine

Ing. Giuseppe Volpe

10 luglio 2025

Buongiorno a tutti e grazie di essere qui!

Prima di cominciare, un sentito ringraziamento al Politecnico di Milano così legato alla storia di Elevatori Magazine (poi vi spiegherò il perché) e ai professori Claudio Bernuzzi e Marco Simoncelli (del Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito del Politecnico di Milano).

Arrivare fino a qui, a questa tavola rotonda, è stato un percorso lungo e faticoso, ma che ci ha premiato. L’idea mia e di Elevatori Magazine non nasce da una call tra tecnici, ma dall’esperienza acquisita in più di 50 anni, durante i quali abbiamo vissuto tutti i meccanismi del mondo ascensoristico.

Vorrei condividere con voi qualche riflessione e mettere sul tavolo tre parole fondamentali: unione, sociale, cultura.

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L’Ing. Giuseppe Volpe con l’Ing. Marco Simoncelli (Politecnico di Milano) e Maddalena Parotelli (Elevatori Magazine)

Come è noto, in Italia ci sono oltre un milione di ascensori, di cui la metà ha superato i 50 anni: quindi sono da ristrutturare. Mentre i restanti sono da modernizzare e devono adeguarsi alle nuove normative.

Un lavoro enorme, che necessita di unione da parte di tutti i settori operativi che devono lavorare in concertazione per ottenere i migliori risultati. Una unione che deve superare ostacoli e diversità.

Quali sono i settori operativi coinvolti in questa colossale operazione di ristrutturazione e modernizzazione? Eccoli:

  • i costruttori di componenti per ascensori;
  • gli installatori e manutentori di ascensori;
  • gli amministratori di condomini e immobili;
  • i certificatori delle opere di ristrutturazione;
  • gli studi di architettura;
  • gli utenti finali che dovranno pagare i lavori (e che possono esprimere le loro considerazioni al “club” di Elevatori Magazine, che smisterà le informazioni a chi di competenza;
  • altri eventuali soggetti, che saranno i benvenuti.

Il modo di assemblare un ascensore come vedete non è cambiato, rispetto ad altri prodotti che hanno subito grandi trasformazioni: ci vogliono un motore, un quadro elettrico, una cabina una porta e altri componenti.

Vi chiederete: che cosa manca, allora? Manca l’unione. Riunire dunque tutte le forze in campo per realizzare il prodotto in armonia.

Tutte le parti in causa non devono sentirsi avversari ma avversi (conio questa nuova parola). Si tratta di soggetti diversi, ma che hanno un unico obiettivo: dare alle persone la tranquillità di sapere che, la sera quando rientrano a casa, possono trovare l’ascensore che funziona bene.

Perché troppo spesso le persone, noi compresi, danno per scontato l’ascensore.

E solo quando è guasto ci rendiamo conto dell’importanza che ha questo oggetto. L’ascensore ha una dimensione sociale fondamentale.

Basti pensare a quanti anziani e disabili possono fare una vita normale grazie all’ascensore, che se si guasta impedisce loro di vivere dignitosamente. Quante volte leggiamo di anziani e disabili chiusi in casa per settimane o mesi perché l’ascensore è guasto?

Dunque, sottolineiamo con forza, tutti uniti, la funzione sociale dell’ascensore e pensiamo tutti insieme a come dare vita a qualcosa che abbia un forte impatto sociale. Esiste la Caritas per dare cibo, acqua, vestiti. Noi pensiamo a una ‘Caritas’ degli ascensori.

La storia

Mentre condivido queste riflessioni con voi, forse vi starete chiedendo a che titolo sta parlando il direttore di Elevatori Magazine? Ora provo a spiegare.

Sono nato in un paesino del Cilento, vicino a Paestum (patria della Magna Grecia). Vi rimando all’Editoriale pubblicato sul n. 3/2025 della rivista. Il 2 gennaio 1958 presi servizio a Milano all’Enpi, che qualcuno di voi ricorderà: l’Ente Nazionale Prevenzione Infortuni. Avevo l’incarico di collaudare le nuove installazioni e fare verifiche periodiche agli ascensori esistenti. Orario di lavoro: dalle 8 alle 14. Nelle ore libere, approfondivo la conoscenza di quanto osservato, con particolare attenzione ai vari componenti che formano l’ascensore.

Inoltre, ero anche assistente alle esercitazioni nel corso di Costruzione macchine al Politecnico di Milano, presso la cattedra del prof. Italo Bertolini. Ad allora risale il mio primo contatto con il Politecnico di Milano.

Decisi in seguito di dedicarmi allo studio e costruzione dei componenti di ascensori. Ma mi resi subito conto che mancavano informazioni. Allora, come sempre, non mi fermai, ma decisi di fare qualcosa. E nel 1972 fondai la rivista Elevatori. Mi sostenne e mi affiancò il professor Giorgio Paolini, titolare della cattedra di Costruzione macchine al Politecnico di Milano. Ecco, ancora una volta il Politecnico, faro che ci illumina.

La rivista fu accolta con grande entusiasmo in Italia e all’estero, a conferma del fatto che mancava la comunicazione sul tema ascensori. Era evidente che bisognava promuovere tutti assieme la cultura dell’ascensore. Perché anche le macchine hanno un’anima e bisogna assecondarle. Elevatori Magazine continua ancora oggi a fare cultura.

Fin dall’inizio Elevatori fu presente in tutte le iniziative. Il dottor Marcantonio Mazzarda aveva fondato l’Anacam – Associazione Installatori e Manutentori – di cui fu presidente per 10 anni. In questo decennio, volle Elevatori come organo ufficiale Anacam e furono 10 anni bellissimi, di grande intesa e collaborazione.

Inoltre, tutti i costruttori di componenti facevano pubblicità su Elevatori: in questo modo si facevano conoscere. E le esportazioni crescevano.

Il Made in Italy diventò un aspetto fondamentale della rivista. Non a caso nel 2024 il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha riconosciuto a Elevatori Magazine il Marchio storico per meriti. Un traguardo importantissimo.

Poi nel 1982, con Martini e Centoducati, fondai Anica – Associazione Nazionale Industria Componenti Ascensori – di cui sono stato presidente.

Allora prendemmo una iniziativa originale: la costituzione di gruppi omogenei, ovvero aziende che costruivano lo stesso prodotto. Erano concorrenti ma l’idea di studiare insieme l’innovazione, il mercato, la tecnologia li compattò e diventarono amici. I miracoli della cultura e dell’unione.

Ancora oggi Elevatori Magazine è organo ufficiale di Anica e di molte altre associazioni internazionali.

Infatti, nel 1989 Elevatori Magazine diventò bilingue (italiano e inglese), proprio per ampliare gli orizzonti della comunicazione.

Ci fu un magnifico evento a Palazzo Clerici, messo a disposizione dal Comune di Milano, ed era presente una grande rappresentanza del mondo ascensoristico europeo.

La rivista continua il suo sviluppo e la sua corsa alla diffusione raggiungendo 62 Paesi nel mondo.

E oggi inviamo migliaia di copie in formato digitale. Elevatori Magazine ha anche creato un archivio, attraverso la digitalizzazione di oltre 300 riviste, formando così la storia di oltre 50 anni di ascensorismo, disponibile a chiunque voglia consultarla.

Tanti sono stati i successi di Elevatori che sono interscambiabili con la mia persona. Il comune di Milano, nella persona del sindaco Letizia Moratti, nel 2007 mi concesse l’Ambrogino d’Oro per meriti imprenditoriali e culturali e per l’attenzione data alla disabilità.

E nel 2002 Salerno mi diede l’onorificenza di Cittadino Illustre. Una manifestazione importante organizzata dall’Associazione industriale e dalla Camera di Commercio di Salerno.

Oggi, 10 luglio 2025, siamo qui sotto l’albero frondoso piantato negli anni sessanta e settanta nel giardino del Politecnico di Milano e abbiamo realizzato questo incontro fortemente voluto dalla impareggiabile redazione di Elevatori Magazine e dai tanti collaboratori, che ringrazio. Sono molto orgoglioso di tutti voi.

Credo che questo incontro sia un segnale storico, nel senso che la storia la scriviamo noi ogni giorno attraverso piccole cose.

Ringrazio ancora sentitamente il Politecnico e i professori per aver scelto di condividere con Elevatori Magazine questo momento. Si chiude un cerchio, ma speriamo se ne apra un altro.

Certo questa tavola rotonda non finisce qui: deve diventare un appuntamento istituzionale fisso, coordinato da Elevatori insieme a tutti voi.

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