Cultura dell’accessibilità: metodi e soluzioni per tutti

 In Accessibilità

“Il concetto di disabilità è profondamente mutato negli ultimi venti anni. Un tempo, c’era la convinzione che il ‘disabile’ fosse una persona con limitazioni fisiche, sensoriali o mentali. Oggi esiste una nuova consapevolezza, in base alla quale la ‘condizione di disabilità’ è il risultato delle interazioni che avvengono tra un soggetto e l’ambiente in cui si muove, lavora, studia, si diverte, ecc. in un determinato momento”.“Il concetto di disabilità è profondamente mutato negli ultimi venti anni. Un tempo, c’era la convinzione che il ‘disabile’ fosse una persona con limitazioni fisiche, sensoriali o mentali. Oggi esiste una nuova consapevolezza, in base alla quale la ‘condizione di disabilità’ è il risultato delle interazioni che avvengono tra un soggetto e l’ambiente in cui si muove, lavora, studia, si diverte, ecc. in un determinato momento”.Con queste poche e semplici parole, il prof. Alessandro Greco ha aperto i lavori del convegno “Edifici accessibili per una cultura dell’accessibilità: metodi e soluzioni per tutti”, svoltosi lo scorso 6 maggio presso il Museo della Tecnica Elettrica, a Pavia. L’evento era organizzato dall’Università degli Studi di Pavia – Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura (a cui appartiene il prof. Greco), in collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri e l’Ordine degli Architetti della Provincia di Pavia.“Il tema – ha sottolineato Greco – è quanto mai di attualità, sia per l’attenzione che in questi anni si rivolge all’edilizia scolastica sia per l’importanza, sottolineata anche dalla ‘Convezione ONU dei Diritti delle Persone con Disabilità’ del 2006, di garantire il diritto all’istruzione e a una vita in autonomia e sicurezza per tutte le persone, indipendentemente dalle loro abilità”.A parlarne sono stati invitati: Ph.D. ing. Valentina Giacometti (Dipartimento di Ingegneria Civile ed Architettura – Sezione di Architettura e Territorio – Università di Pavia); prof. Alberto Arenghi (Dipartimento Ingegneria Civile – Università di Brescia); Simone Fanti (giornalista e blogger – RCS MediaGroup) e il vostro cronista Fabio Liberali, in rappresentanza di Elevatori.

1. LA RIVOLUZIONE CULTURALE
Greco, nella sua funzione di coordinatore del dibattito, ha parlato di “rivoluzione culturale dell’accessibilità”. Il concetto chiave è che il mondo non è suddiviso tra persone normali e i cosiddetti “portatori di handicap”. Chi ha svantaggi sensoriali (vista, udito, ecc) o motori (difficoltà a muoversi derivante da varie cause, ecc.) non fa parte di un mondo a parte e non necessariamente coincide con la schematizzazione della “persona sulla sedia a rotelle”. La soluzione dunque è quella di pensare e attuare soluzioni “per tutti”. Limitare a considerare i gradini o l’assenza dell’ascensore come una barriera architettonica è limitativo. L’accessibilità all’ambiente va declinata in “comfort ambientale”, inteso non solo come eliminazione degli ostacoli fisici, ma anche e soprattutto come la capacità di creare spazi in cui anche chi ha svantaggi sensoriali o motori (momentanei o permanenti) possa muoversi in sicurezza e in autonomia.Da questi concetti è partita l’ing. Valentina Giacometti (Università e musei accessibili: dall’analisi al progetto consapevole), spiegando l’approccio dell’“universal design” o del cosiddetto “design-for-all”. Tale metodologia progettuale si basa su sette principi fondamentali e vuole che la progettazione e la realizzazione di edifici, prodotti e ambienti siano di per sé accessibili a ogni categoria di persone, al di là dell’eventuale presenza di una condizione di disabilità:

  • I equità: utilizzabile da chiunque;
  • II flessibilità: adattabilità alle diverse abilità;
  • III semplicità: uso intuitivo e facile da capire;
  • IV percettibilità: capacità di trasmettere le effettive informazioni sensoriali;
  • V tolleranza dell’errore: minimizzazione di rischi o azioni non volute;
  • VI contenimento dello sforzo: utilizzo con fatica minima;
  • VII misure e spazi sufficienti: rendere lo spazio idoneo per l’accesso e l’uso.

2. ACCESSIBILITÀ AGLI EDIFICI
“Tutto ciò vale, a maggior ragione, per gli immobili ‘significativi’, soggetti o meno a vincoli di tipo storico, archeologico o ambientale, in quanto gli stessi rappresentano indubbiamente degli ‘spazi preziosi’ per la collettività. Quindi devono poter essere goduti dal maggior numero possibile di persone, in qualsiasi situazione psico-fisica si trovino. (…) Questi infatti, rappresentano esigenze e aspettative tra di loro molto variegate e non a caso si comincia ad avere come riferimento per le diverse operazioni da compiere sul territorio la cosiddetta ‘utenza ampliata’. Essa deve infatti ricomprendere anche le persone anziane, quelle incidentate e quelle che per qualsiasi motivo hanno difficoltà motorie o sensoriali ed i bambini”. L’intervento del prof. Alberto Arenghi ha preso le mosse da qui. Nella sua relazione (Accessibilità al patrimonio culturale) ha presentato il progetto da lui seguito e relativo alla fruibilità della quarta cella del Santuario Repubblicano di Brescia (I sec. a.C.). La struttura, insieme al Capitolium (73 d.C.), al Teatro (I-III secolo d.C.) e ai resti del foro, è il nucleo dell’antica Brixia. Costituisce il più importante complesso di rovine e resti di edifici pubblici d’età romana presenti nell’Italia settentrionale. L’area (4.200 mq) è stata oggetto di un progetto di recupero e valorizzazione (durato due anni) coordinato dal Comune di Brescia, dalla Soprintendenza Archeologica della Lombardia e dalla Fondazione Brescia Musei. Scopo dell’intervento era quello di rendere visitabile e accessibile (anche tramite l’installazione di una piattaforma elevatrice) un complesso storico che attraversa i secoli, dall’Età preromana al Rinascimento. In base alle “Linee guida” del Ministero, Arenghi ha spiegato che spesso – a torto – si ritiene che le norme per l’eliminazione delle barriere architettoniche non si applichino agli immobili “vincolati”, in quanto gli interventi prescritti potrebbero essere lesivi per le caratteristiche storico-artistiche del bene tutelato (inserimento di rampe, ascensori, ecc.). Di fatto, gli organi del Ministero possano negare l’autorizzazione all’esecuzione degli interventi solo se questi costituiscono un “serio pregiudizio” per il bene tutelato.

3. EXPO MILANO E ACCESSIBILITÀ
“Prima e dopo l’Expo: Milano è più accessibile?” è questa la domanda che si è posto Simone Fanti, un noto giornalista che si sposta a bordo di una carrozzina.Nella sua relazione ha presentato i cahiers de doléances dell’accessibilità a Milano. La lista che ha fatto – o meglio la lista delle cose da fare – è piuttosto lunga e comprende, tra l’altro:

  • tutti gli autobus sono accessibili, ma gli autisti non sono formati a gestire gli ospiti con disabilità e spesso le pedane si guastano e non vengono riparate;
  • la metropolitana è poco accessibile (solo le Linee 3 e 5 sono totalmente accessibili) e i servoscala molto delicati continuano a creare problemi di accessibilità (è attivato un numero di telefono per conoscere la reale situazione di funzionamento di queste installazioni);
  • poco accessibili i tram, soprattutto i più vecchi;
  • negozi e uffici raramente accessibili.

Ciononostante, Fanti ha ricordato che: “L’8 dicembre 2015, l’Unione Europea ha assegnato a Milano l’‘Access city award 2016’. La città si è aggiudicata il riconoscimento per i suoi eccellenti e coerenti sforzi sull’accessibilità e per l’impegno in progetti che promuovono l’occupazione delle persone disabili e a sostegno di una vita indipendente”. Quindi a fronte dei punti critici e delle manchevolezze della città dell’Expo, ha poi snocciolato una serie di dati positivi. Le risorse destinate ai servizi alla persona sono aumentati del 35%, passando da €157 a €212 milioni, di cui 25 per l’accessibilità, altri 25 per interventi già pianificati e ulteriori 43 di spesa annuale per servizi e contributi a persone con disabilità. La città ha ora 115 linee bus tutte accessibili, 24 nuovi taxi con pedana. Sono state inoltre ristrutturate le aree adiacenti la Stazione Centrale ed è stato installato un ascensore di collegamento tra il mezzanino della metro e il livello della stazione.Guardando all’Expo 2015, Fanti ha segnalato che il sito Expofacile.it ha avuto quasi 250.000 visitatori per 660.000 pagine visualizzate nei sei mesi dell’esposizione universale, fornendo informazioni ai turisti con disabilità ed esigenze specifiche. Altri 20.000 hanno invece usufruito del servizio telefonico o degli Info Point Disabilità Expofacile.Molto è stato fatto ma molto resta da fare.

4. ACCESSIBILITÀ:UN DIRITTO E UNA RISORSA
Indegnamente chiamato a parlare tra gli esperti, il vostro cronista ha presentato una relazione intitolata: “Accessibilità: un diritto e una risorsa”. Alcuni dati di partenza, per inquadrare il tema.La società è cambiata. La piramide dell’età è cambiata. Presto le “volpi argentate” saranno oltre il 25% della popolazione europea. E purtroppo la “disabilità” aumenta con l’età. Esiste infatti una netta correlazione tra età e disabilità: tra i 60-64 anni è più probabile l’insorgere di qualche problema permanente di salute o disabilità. Oggi 75 milioni di europei hanno più di 65 anni e rappresenteranno il 35% della popolazione totale entro il 2025. Secondo il CENSIS, in Italia ci sono quattro milioni di persone con qualche forma di disabilità (4,1% della popolazione), destinati a diventare 4,8 milioni (7,9%) nel 2020 e salire a 6,7 milioni (10,7%), nel 2040. A fronte di questo, e per entrare nel nostro specifico campo, in Italia sono in servizio circa un milione di ascensori. Di questi circa il 20% ha oltre 20 anni e il 40% ha alle spalle 30 anni e più di corse. Circa 700.000 impianti sono stati installati prima del 1999, cioè a dire che non sono dotati delle più moderne tecnologie di sicurezza e di accessibilità. Cattivo livellamento piano/cabina, mancanza di porte automatiche e assenza di sistema di comunicazione in cabina sono le cause indirette della maggior parte degli incidenti. Facile immaginare che le prime vittime siano gli anziani. L’opportunità deriva invece dal turismo accessibile. Secondo il rapporto della Commissione Europea presentato a inizio anno, nel 2012 il turismo accessibile ha prodotto un fatturato di €786 miliardi, generando 9 milioni di posti di lavoro, nonostante solo il 9% delle strutture europee sia completamente accessibile (un dato per tutti: in Italia, solo il 39% degli hotel è dotato di ascensore, piattaforma elevatrice o montascale)! A causa di questa lacuna, i mancati guadagni sono stimati in €142 miliardi all’anno. Il turismo accessibile è una voce in crescita. Le previsioni UE dicono che entro il 2020 ci si attende che la domanda cresca a 862 milioni di viaggi all’anno; che 1,2 milioni di nuove imprese turistiche dovranno provvedere ai servizi per questa domanda crescente. Un’onda lunga che si pensa genererà un +25 % di contributo economico, portando il 75% in più di visitatori internazionali in Europa.

5. CONCLUSIONI
Il concetto di disabilità è profondamente mutato. Anzi, provocatoriamente si potrebbe dire che esistono due forme di disabilità. Una è oggettiva: dipende da determinate limitazioni fisiche, sensoriali o mentali delle persone. L’altra forma di disabilità è invece generata dalla mancanza di pensiero, di volontà, di immaginazione o di denaro: è il risultato delle interazioni che avvengono tra un soggetto e l’ambiente in cui si muove, lavora, studia, si diverte, ecc. è una condizione di disabilità indotta, prodotta da cattiva o mancata progettazione. In primis rappresenta la lesione di diritti. In secondo luogo è invece fonte di un danno economico. Dunque, ben vengano tutte le iniziative come quella dell’Università di Pavia per stimolare pensieri ed energie creative.

Fabio Liberali

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