Crescita mondiale: troppo lenta troppo a lungo

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Too slow for too long: il titolo del World Economic Outlook (WEO), pubblicato lo scorso aprile non è foriero di buoni presagi. Secondo gli economisti del Fondo Monetario Internazionale (FMI), la crescita globale prevista per il 2016 si attesterà su un modesto 3,2%, valore corretto al ribasso dello 0,2% rispetto ai dati di gennaio. Sebbene le previsioni indichino che la ripresa si rafforzerà nel corso del 2017 e degli anni successivi, bisogna prepararsi a fare i conti con l’incremento del grado di incertezza.

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Dal momento che nei paesi avanzati la crescita rimarrà contenuta, l’accelerazione attesa si basa su un tasso di sviluppo robusto nei mercati emergenti, il cui effettivo realizzarsi dipenderà da alcuni fattori tutt’altro che scontati:Dal momento che nei paesi avanzati la crescita rimarrà contenuta, l’accelerazione attesa si basa su un tasso di sviluppo robusto nei mercati emergenti, il cui effettivo realizzarsi dipenderà da alcuni fattori tutt’altro che scontati:graduale normalizzazione delle condizioni nei sistemi attualmente sotto pressione;riassetto positivo dell’economia cinese;aumento delle attività nei paesi esportatori di materie prime;crescita senza scosse nelle rimanenti economie in via di sviluppo.

UNO SCENARIO COMPLESSO 

Tuttavia la Cina sta attraversando una fase di transizione importantissima ma complessa, verso una crescita più sostenibile basata su consumi e servizi, di cui alla fine beneficeranno tutti i paesi, ma che nel frattempo può avere ricadute negative soprattutto nei mercati emergenti. D’altra parte la domanda, e soprattutto la domanda di investimenti, rimane debole in particolare nei paesi esportatori di materie prime, le cui transazioni sono crollate. Sebbene in linea di principio questo fenomeno dovrebbe tradursi in vantaggi simmetrici per i paesi importatori, in pratica gli effetti negativi sui produttori hanno finora dominato la scena economica, con dinamiche simili a quelle del decennio 1929-1939.

Al momento attuale dunque, le probabilità che lo scenario ipotizzato dal WEO si realizzi appaiono più basse, e di conseguenza il rischio di un indebolimento dell’economia mondiale è diventato più elevato. Il risultato di questa fragilità congiunturale è l’urgenza di misure di ampio respiro per gestire la maggiore vulnerabilità. Secondo gli economisti del FMI tali misure dovrebbero articolarsi su tre piani:

  • riforme strutturali per potenziare gli investimenti e la produttività;
  • politiche monetarie accomodanti per contrastare le pressioni deflazionistiche e politiche fiscali growth-friendly per sostenere la domanda;
  • le autorità dei mercati emergenti dovrebbero concentrarsi sul contenimento dei problemi di origine macroeconomica e finanziaria.

UNA MANOVRA MACROECONOMICA COLLETTIVA?
Se tuttavia dovesse verificarsi una diminuzione significativa del tasso di crescita, per mettere al riparo l’economia globale da una nuova spirale recessiva sarebbe necessaria una “politica macroeconomica collettiva” che potenzi la rete di salvataggio e i poteri di controllo delle istituzioni finanziarie e isoli le ricadute degli shock di origine non economica.
Sia negli USA che in Europa la discussione politica si sta orientando infatti verso pratiche di chiusura protezionistica a causa, secondo gli analisti del FMI, delle disuguaglianze di reddito derivate dalla globalizzazione, che ha favorito le élites economiche abbandonando gli altri al proprio destino, e dei timori legati all’escalation del terrorismo. Inoltre la tragedia dei rifugiati provenienti dai paesi mediorientali e i movimenti migratori connessi ai disastri naturali (in primo luogo El Niño), oltre a essere visti come una minaccia dalle economie avanzate peggiorano le condizioni di povertà nei paesi in via di sviluppo e nei mercati emergenti. Riforme fiscali ben progettate possono creare domanda, occupazione e migliorare la coesione sociale anche senza pesare sul bilancio dei singoli stati, mentre riforme nel settore finanziario potrebbero non solo migliorare la stabilità, ma coadiuvare le misure di politica monetaria e fiscale.
“Crescita bassa, minore margine di errore” ha detto Maurice Obstfelt, consigliere economico e direttore della ricerca dell’FMI “L’attuale peggioramento dell’outlook e le conseguenze negative a esso associate richiedono una risposta immediata”.
Se i responsabili politici delle nazioni sapranno riconoscere i rischi cui sono esposti tutti i paesi e concerteranno i provvedimenti necessari per mettere al riparo l’economia, le ricadute positive sui livelli di fiducia globale saranno sostanziali, rafforzando la crescita e impedendo ulteriori ritardi della ripresa.

OPPORTUNITÀ PER LA COMPETITIVITÀ INTERNAZIONALE
La crescita dell’economia mondiale è ancora bassa perché Cina e Brasile che negli ultimi anni erano stati il principale motore di crescita, nel prossimo futuro sono in frenata. La politica monetaria europea come quella giapponese è quindi ancora in espansione. Gli obiettivi dei banchieri centrali sono principalmente due:

  • Incrementare gli investimenti. Tantissima è la liquidità a disposizione per favorire gli investimenti grazie ai bassi tassi di interesse concessi dalla banca centrale;
  • Favorire l’export. I bassi tassi di interesse hanno effetti svalutativi sulla moneta. Grazie alla svalutazione dell’Euro, gli esportatori saranno avvantaggiati nella sfida competitiva internazionale.

I settori tradizionali del “Made in Italy” saranno in grado di beneficiare della svalutazioni dell’euro in termini di competitività sui mercati internazionali?
La gestione delle valute nella tesoreria di impresa è una risorsa critica per salvaguardare le performance. Oggi esistono strumenti tecnologicamente avanzati che consentono un utilizzo immediato e semplice grazie alle tecnologie digitali. Fintech è l’acronimo con cui si identificano le nuove tecnologie applicate alla finanza. Una risorsa utile alle aziende nella gestione delle valute è ad esempio, la piattaforma Fintech creata da eKuota (www.ekuota.com). Uno strumento di gestione che aiuta a gestire i rischi derivanti dai mercati finanziari. Perché la gestione dei cambi rappresenti un vantaggio competitivo, occorre una gestione strutturata e organica. I mercati finanziari delle quotazioni delle valute sono mercati complessi. La tentazione è quella di ricorrere alla valuta domestica (l’euro) e di tralasciare gli aspetti relativi alle transazioni in valute estere. È un grosso errore che non consente di cogliere le opportunità di mercato e di perdere competitività nei confronti dei concorrenti più attrezzati.
La decisione se trattenere o meno parte del rischio di cambio all’interno dell’azienda per consentire politiche di prezzi tatticamente differenziate per area valutaria è una attività strategica cruciale in uno scenario globale ad alta complessità. Il consiglio è di attrezzarsi adeguatamente utilizzando gli strumenti più adeguati oggi a disposizione.

 

Laura Oliva & Giovanna Bernasconi
Ekuota, Milano

(Fonte: Elevatori maggio/giugno 2016)

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